RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS: Scommesse, Snai Spa: «Appelli a Renzi non riconducibili alla nostra società»

06/08/2014 Ore 11:13

Scommesse, Snai Spa: «Appelli a Renzi non riconducibili alla nostra società»

ROMA – La lettera al Presidente del Consiglio e l`appello alla moglie del premier da parte di Snai Servizi per richiamare l`attenzione sulla situazione degli operatori autorizzati alla raccolta scommesse, non sono riconducibili in alcun modo a Snai Spa. E` quanto precisa la società in una nota: «In questi ultimi giorni sono state pubblicate a pagamento su alcuni quotidiani nazionali inserzioni pubblicitarie indirizzate al Premier – si legge nella comunicazione – in merito alla peraltro ben nota esistenza sul territorio nazionale di una rete parallela di raccolta scommesse, a firma di una societa; che utilizza il nome Snai nella propria denominazione sociale». Snai Spa sottolinea però che «il firmatario è; un soggetto terzo non riconducibile in alcun modo, né direttamente né indirettamente a Snai Spa o ad altre società del Gruppo Snai e la posizione espressa non coincide con quella di Snai Spa; il concessionario autorizzato dallo Stato Italiano alla raccolta di giochi e scommesse in rete fisica sul territorio e con modalità a distanza è Snai Spa, società iscritta nel Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, Industria ed Artigianato di Lucca al n. 00754850154, Repertorio Economico Amministrativo n. 166476, sede legale in Porcari (Lucca) Via Boccherini n.39 e quotata alla Borsa Valori di Milano; Snai Spa svolge da anni azioni di contrasto concreto in stretta collaborazione con le Autorita e l`ADM alla “rete parallela“ di accettazione dei giochi e delle scommesse sostenendo un rilevante impegno economico ed organizzativo a tutela della legalità e dei consumatori ed assumerà tutte le iniziative a tutela del proprio marchio e della propria immagine». RED/Agipro

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RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS: Scommesse, Ughi (Snai Servizi) scrive ad Agnese Renzi: “Necessario che il Presidente sia a conoscenza del nostro appello“

05/08/2014 Ore 10:16

Scommesse, Ughi (Snai Servizi) scrive ad Agnese Renzi: “Necessario che il Presidente sia a conoscenza del nostro appello“

ROMA – Dieci giorni fa la lettera al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Oggi un nuovo appello, questa volta alla moglie del premier, Agnese. Maurizio Ughi, di Snai Servizi, ha inviato una lettera aperta, pubblicata oggi sui principali quotidiani italiani, alla signora Agnese perché convinto che “il Presidente non sia riuscito ancora a leggere il nostro appello“ e per questo ha una richiesta precisa per la moglie del Presidente del Consiglio. “Domani mattina a colazione davanti alle Vostre tazzine di caffè, per cortesia, metta in vista il nostro appello al Presidente“, scrive Ughi. Lo scorso 23 luglio la prima lettera pubblicata sui quotidiani italiani per richiamare l`attenzione di tutti sull`attuale situazione degli operatori autorizzati, che vivono tra regole incerte e concorrenza sleale di una rete parallela che “non è obbligata a rispettare le regole“ e “provoca un mancato introito fiscale stimato in 500 milioni di euro“. Una situazione che va denunciata e combattuta: per questo Snai Servizi ha deciso di ribadirlo con questo nuovo appello e ha lanciato, nelle scorse settimane, anche un sito internet,www.snaiservizi.it, dove è possibile segnalare la presenza sul territorio di centri scommesse non autorizzati. RED/Agipro

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RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS: Bando 2016, Stanleybet annuncia: “Indagine Procura di Roma impedisce partecipazione a future gare“

RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS: Bando 2016, Stanleybet annuncia: “Indagine Procura di Roma impedisce partecipazione a future gare“

05/08/2014 Ore 13:30

Bando 2016, Stanleybet annuncia: “Indagine Procura di Roma impedisce partecipazione a future gare“

ROMA – Il riordino del settore scommesse – previsto per il 2016, quando andranno a scadenza tutte le concessioni ora in vigore – perde uno dei possibili protagonisti. Stanleybet non potrà partecipare alle gare 2016 a causa dell`indagine della Procura di Roma per l`ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata all`evasione fiscale. E` quanto si legge in una comunicazione inviata dall`operatore anglo-maltese alla propria rete di ricevitorie italiane. L`azienda «è accusata di aver creato sul territorio italiano, tramite i Ctd, una stabile organizzazione, malgrado sia sotto gli occhi di tutti il fatto che per ben 16 anni lo Stato italiano ha sequestrato e avviato procedimenti penali verso la compagnia stessa ed i suoi Ctd». L`ipotesi di reato, è scritto nella nota, «è del tutto priva di fondamento: la Guardia di Finanza sostiene che non è vero che Stanleybet non ha partecipato alle gare a causa degli illegittimi impedimenti che le sono stati opposti dallo Stato italiano. Lo avrebbe fatto, invece, per evitare di pagare le tasse». Un`ipotesi, spiega l`azienda, «completamente risibile». Nonostante la convinzione «che il procedimento penale in corso si concluderà, come tutti quelli del passato, con il totale proscioglimento di Stanleybet e dei suoi dirigenti», non sarà un procedimento breve e l`operatore attende ancora la nuova regolamentazione del sistema concessorio italiano fissata al 2016 (data di scadenza di tutte le licenze) per partecipare, a condizioni di parità, alle nuove gare. La pendenza di un tale procedimento penale a carico dei dirigenti Stanleybet comporterà però l`automatica esclusione dalla gara. «Stanleybet quindi sarà di nuovo impedita a partecipare, come nelle gare precedenti, anche alla eventuale gara del 2016, ma la rete parallela continuerà a coesistere con quella dei concessionari, a meno che lo Stato Italiano – tenuto conto dell`impossibilità di avere un solo sistema – decida di abbandonare quello concessorio e decida di far passare tutti ad un sistema autorizzatorio, senza mettere a gara i vari operatori, ma permettendo a chiunque lo richieda di operare. Il vantaggio, naturalmente, è che tutti pagherebbero le tasse in Italia e le entrate fiscali sarebbero sicuramente superiori», conclude la nota. RED/Agipro

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RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS Giochi, Consiglio di Stato: imposte, ritardi non ammessi nei pagamenti ai Monopoli

20140731-101926-37166239.jpg30/07/2014 Ore 17:34

Giochi, Consiglio di Stato: imposte, ritardi non ammessi nei pagamenti ai Monopoli

ROMA – I contratti sottoscritti dagli operatori di gioco con l`Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prevedono versamenti di imposte da effettuare in tempi e modalità precise, in caso contrario sono legittimi i provvedimenti di escussione avviati dall`Amministrazione. E` quanto ribadisce il Consiglio di Stato, confermando l`ordinanza del Tar Lazio che aveva respinto il ricorso presentato dalle società Cosenza Scommesse. L`Agenzia aveva comunicato all`azienda l`escussione della cauzione, per non aver pagato le sanzioni relative ai tardivi versamenti dell`imposta unica dal 2006 al 2010 e per aver omesso il versamento del canone di concessione per il secondo semestre 2013. 

FP/Agipro

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RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS Caso Poker 2, Avv. Sambaldi: “Norma penale applicabile alla luce dei principi Ue e dell`esigenza di prevenire la degenerazione criminale”

RASSEGNA STAMPA – AGIPRONEWS Caso Poker 2, Avv. Sambaldi: “Norma penale applicabile alla luce dei principi Ue e dell`esigenza di prevenire la degenerazione criminale”

31/07/2014 Ore 10:10

Caso Poker 2, Avv. Sambaldi: "Norma penale applicabile alla luce dei principi Ue e dell`esigenza di prevenire la degenerazione criminale"

ROMA – E` fissata per il 26 novembre l`udienza per i 27 rinviati a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse, nell`ambito dell`inchiesta denominata "Poker 2", che riguarda un giro di scommesse non autorizzate da centinaia di milioni di euro e che si svolgeva in tutto il territorio nazionale attraverso il collegamento tra il quartier generale del bookmaker Goldbet – in Austria – e oltre 500 agenzie. La notizia, già apparsa nei giorni scorsi sui quotidiani locali, è confermata dall`avvocato Chiara Sambaldi, difensore delle parti civili Snai Spa e Agìsco (già Assosnai).

Gli imputati sono accusati di "essersi associati tra loro al fine di commettere il delitto di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse raccolte in via telematica sul territorio nazionale attraverso una rete di agenzie affiliate al bookmaker estero Goldbet", sprovvisto dell`apposita autorizzazione rilasciata dai Monopoli, "fornendo ai titolari delle agenzie consulenza giuridica, assistenza tecnica per l`effettuazione del gioco ed assistenza informatica per aggirare i tentativi operati dalla stessa Amministrazione di impedire l`accesso al sito che funge da interfaccia grafica della piattaforma informatica utilizzata per la raccolta e la gestione delle scommesse effettuate sul territorio nazionale", si legge nell`ordinanza del 14 luglio. 

"Emerge il dato significativo del coinvolgimento, nella struttura organizzativa della società austriaca che accetta le scommesse e nella gestione di numerosi centri dislocati in diverse parti del territorio nazionale, di persone legate alla criminalità organizzata e della funzione strumentale svolta dai centri stessi relativamente al reato di riciclaggio di denaro di provenienza illecita", spiega l`avvocato Sambaldi.

"Relativamente agli esiti del processo, occorrerà vedere se l`impianto accusatorio incentrato sulle intercettazioni telefoniche troverà conferma e quale sarà l`impatto della questione di compatibilità della normativa nazionale con i principi Ue sulla applicazione della norma penale che sanziona la raccolta abusiva di scommesse", continua, mentre, "relativamente agli scenari futuri, non risultano precedenti di condanne definitive per associazione a delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse a carico dei fondatori e co-fondatori di società estere per lo più di proprietà italiana operanti tramite centri intermediari (CTD o CED), ma vi è notizia di altro procedimento penale pendente nella fase delle indagini preliminari presso la Procura di Roma nei confronti dei vertici della società anglomaltese Stanleybet, indagati per il reato associativo", aggiunge l`avvocato.

"Per il futuro non si possono, pertanto, escludere ulteriori contestazioni in tal senso (vista anche la moltitudine di operatori in particolare maltesi attivi e strutturati oggi sul mercato), fino a quando la legittimità del sistema concessorio-autorizzatorio continuerà ad essere confermata dalla Corte di Giustizia Ue e la norma penale riuscirà` pur a fatica a trovare applicazione, non configurandosi violazione dei principi Ue da parte della normativa nazionale disciplinante la procedura di gara per l`assegnazione delle concessioni". RED/Agipro

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RASSEGNA STAMPA – LA REPUBBLICA: Colpo all’impero delle scommesse online – indagati i vertici di Stanleybet

Articolo pubblicato oggi su La Repubblica a pagina 20.
In chiusura dell'articolo dichiarazione di Maurizio Ughi, Amministratore di SNAI SERVIZI.

Colpo all’impero delle scommesse online
Roma, indagati i vertici di Stanleybet: “Attività illegale: non hanno concessione dei Monopoli, evadono il Fisco” Ma sono decine le maxi-agenzie straniere (con oltre 5 mila punti vendita) nel mirino delle procure italiane

FABIO TONACCI FRANCESCO VIVIANO
ROMA .
C’è un’indagine a Roma che fa tremare la rete “parallela” dei bookmaker stranieri. Giovanni Garrisi, il 66enne proprietario del colosso privato Stanley-Bet, è indagato con altri undici manager della società per associazione per delinquere. L’accusa è di «esercitare (in Italia) l’attività illegale di giochi e scommesse, in assenza di qualsiasi titolo concessorio e in totale evasione di imposta», avvalendosi di una «stabile organizzazione occulta di persone e mezzi», articolata sul territorio con gli ormai famosi Ctd, i Centri di trasmissione dati che raccolgono le puntate e le piazzano online.
A fine giugno la Guardia di Finanza è andata a sequestrare quintali di carte e materiale informatico in alcune sedi della StanleyBet, tra cui Milano, Montecatini, Potenza, Giugliano, Roma. La casa “madre”, la Stanley International Betting Limited che fa capo a Garrisi, ha sede a Liverpool, ma conta duemila agenzie scommesse sparse per l’Europa e almeno un centinaio in Italia. Il punto è proprio questo. «I Ctd — scrivono nel decreto di sequestro i due pm che seguono l’inchiesta, Margherita Pinto e Valentina Margio — sono formalmente dipendenti da un’altra società, la StanleyBet Malta Limited », con sede appunto a Malta. Qui c’è un signore, Vondy James Edward, che ne è il legale rappresentante, ma, al tempo stesso, è uomo «riconducibile con un rapporto di dipendenza funzionale al gruppo di Garrisi». Il meccanismo messo in piedi da Stanleybet per evadere le tasse italiane sul gioco — sostiene la procura — si baserebbe dunque su questa doppia “paternità” dei Ctd.
Che il procedimento in corso sia di una certa importanza, lo si capisce perché nelle stesse condizioni di StanleyBet ci sono decine di operatori stranieri che negli anni hanno aperto punti di raccolta scommesse pur senza avere la concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Secondo un’elaborazione di Agipronews su dati di Confindustria, in Italia la rete “parallela” ha raggiunto quota 4.904 punti vendita, contro i 7.389 di quelli autorizzati. Ci sono regioni, come la Calabria, dove i primi (380) hanno superato i secondi (286). Addirittura in Sardegna il rapporto è di 3 a 1, 183 agenzie senza concessione dei Monopoli contro 60.
La materia è scivolosa, divide i da anni i maggiori giuristi d’Europa e, va detto, una qualche ragione i bookmaker esteri sembrano averla. Dalla loro parte hanno infatti ben tre sentenze della Corte di Giustizia Europea, l’ultima denominata “Costa-Cifone” del 2012, secondo la disciplina italiana in materia di scommesse, basata sulle concessioni, è “incompatibile” con il principio della libera circolazione e prestazione di servizi da parte di cittadini comunitari. Sentenze alla mano, i legali di StanleyBet hanno messo in atto una strategia di difesa “aggressiva”: contrasto ai Monopoli, querele ai giornali e pure ai finanzieri che, eseguendo gli ordini delle procure, vanno a prelevare documenti o a chiudere i punti vendita (quasi sempre riaperti dal Tar dopo pochi giorni).
Per dire quanto sia fumosa la questione, due settimane fa il Gip di Lecce ha disposto il rinvio a giudizio per 27 persone, compresi Paolo Tavarelli e Ivana Ivanovich, amministratori di Goldbet Sportwetten, altro bookmaker straniero con sede a Innsbruck. L’accusa? La solita: «Esercizio abusivo dell’attività di scommesse raccolte in via telematica sul territorio». Eppure uno stralcio di questa stessa inchiesta, trasmesso a Palermo, era stato archiviato nel 2012 proprio in seguito alla “Costa Cifone”.
La conseguenza di questa storia, al momento, la paga l’Erario: negli ultimi due anni non ha incassato 530 milioni di euro di imposta della rete “parallela”. C’è chi, come Maurizio Ughi, ad di Snai Servizi, ha lanciato un appello al premier Renzi comprando delle pagine su alcuni quotidiani. «Non voglio entrare nel merito su chi ha ragione o meno, ma chiedo chiarezza una volta per tutte: o lo Stato italiano ammette di non essere in grado di controllare il territorio e dunque decide di liberalizzare il mercato, oppure tutti devono rispettare le leggi italiane, sia quelle del Fisco, sia quelle che impongono distanze minime delle agenzie da luoghi sensibili tipo scuole e chiese. Cosa che i Ctd non fanno».

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