RASSEGNA STAMPA – LA REPUBBLICA: Colpo all’impero delle scommesse online – indagati i vertici di Stanleybet

Articolo pubblicato oggi su La Repubblica a pagina 20.
In chiusura dell'articolo dichiarazione di Maurizio Ughi, Amministratore di SNAI SERVIZI.

Colpo all’impero delle scommesse online
Roma, indagati i vertici di Stanleybet: “Attività illegale: non hanno concessione dei Monopoli, evadono il Fisco” Ma sono decine le maxi-agenzie straniere (con oltre 5 mila punti vendita) nel mirino delle procure italiane

FABIO TONACCI FRANCESCO VIVIANO
ROMA .
C’è un’indagine a Roma che fa tremare la rete “parallela” dei bookmaker stranieri. Giovanni Garrisi, il 66enne proprietario del colosso privato Stanley-Bet, è indagato con altri undici manager della società per associazione per delinquere. L’accusa è di «esercitare (in Italia) l’attività illegale di giochi e scommesse, in assenza di qualsiasi titolo concessorio e in totale evasione di imposta», avvalendosi di una «stabile organizzazione occulta di persone e mezzi», articolata sul territorio con gli ormai famosi Ctd, i Centri di trasmissione dati che raccolgono le puntate e le piazzano online.
A fine giugno la Guardia di Finanza è andata a sequestrare quintali di carte e materiale informatico in alcune sedi della StanleyBet, tra cui Milano, Montecatini, Potenza, Giugliano, Roma. La casa “madre”, la Stanley International Betting Limited che fa capo a Garrisi, ha sede a Liverpool, ma conta duemila agenzie scommesse sparse per l’Europa e almeno un centinaio in Italia. Il punto è proprio questo. «I Ctd — scrivono nel decreto di sequestro i due pm che seguono l’inchiesta, Margherita Pinto e Valentina Margio — sono formalmente dipendenti da un’altra società, la StanleyBet Malta Limited », con sede appunto a Malta. Qui c’è un signore, Vondy James Edward, che ne è il legale rappresentante, ma, al tempo stesso, è uomo «riconducibile con un rapporto di dipendenza funzionale al gruppo di Garrisi». Il meccanismo messo in piedi da Stanleybet per evadere le tasse italiane sul gioco — sostiene la procura — si baserebbe dunque su questa doppia “paternità” dei Ctd.
Che il procedimento in corso sia di una certa importanza, lo si capisce perché nelle stesse condizioni di StanleyBet ci sono decine di operatori stranieri che negli anni hanno aperto punti di raccolta scommesse pur senza avere la concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Secondo un’elaborazione di Agipronews su dati di Confindustria, in Italia la rete “parallela” ha raggiunto quota 4.904 punti vendita, contro i 7.389 di quelli autorizzati. Ci sono regioni, come la Calabria, dove i primi (380) hanno superato i secondi (286). Addirittura in Sardegna il rapporto è di 3 a 1, 183 agenzie senza concessione dei Monopoli contro 60.
La materia è scivolosa, divide i da anni i maggiori giuristi d’Europa e, va detto, una qualche ragione i bookmaker esteri sembrano averla. Dalla loro parte hanno infatti ben tre sentenze della Corte di Giustizia Europea, l’ultima denominata “Costa-Cifone” del 2012, secondo la disciplina italiana in materia di scommesse, basata sulle concessioni, è “incompatibile” con il principio della libera circolazione e prestazione di servizi da parte di cittadini comunitari. Sentenze alla mano, i legali di StanleyBet hanno messo in atto una strategia di difesa “aggressiva”: contrasto ai Monopoli, querele ai giornali e pure ai finanzieri che, eseguendo gli ordini delle procure, vanno a prelevare documenti o a chiudere i punti vendita (quasi sempre riaperti dal Tar dopo pochi giorni).
Per dire quanto sia fumosa la questione, due settimane fa il Gip di Lecce ha disposto il rinvio a giudizio per 27 persone, compresi Paolo Tavarelli e Ivana Ivanovich, amministratori di Goldbet Sportwetten, altro bookmaker straniero con sede a Innsbruck. L’accusa? La solita: «Esercizio abusivo dell’attività di scommesse raccolte in via telematica sul territorio». Eppure uno stralcio di questa stessa inchiesta, trasmesso a Palermo, era stato archiviato nel 2012 proprio in seguito alla “Costa Cifone”.
La conseguenza di questa storia, al momento, la paga l’Erario: negli ultimi due anni non ha incassato 530 milioni di euro di imposta della rete “parallela”. C’è chi, come Maurizio Ughi, ad di Snai Servizi, ha lanciato un appello al premier Renzi comprando delle pagine su alcuni quotidiani. «Non voglio entrare nel merito su chi ha ragione o meno, ma chiedo chiarezza una volta per tutte: o lo Stato italiano ammette di non essere in grado di controllare il territorio e dunque decide di liberalizzare il mercato, oppure tutti devono rispettare le leggi italiane, sia quelle del Fisco, sia quelle che impongono distanze minime delle agenzie da luoghi sensibili tipo scuole e chiese. Cosa che i Ctd non fanno».

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News: La Repubblica: Lo scommettitore

 

La Repubblica – edizione nazionale- pagina 49 – Mercoledì 30 maggio 2012

LO SCOMMETTITORE

DI: GIANLUCA MORESCO – CORRADO ZUNINO

Lo scandalo delle combine nei campionati di calcio alza il velo sul mondo delle puntate sportive in Italia. Sempre meno legali e sempre più clandestine

Nei primi quattro mesi del 2012 sul circuito legale sportivo sono stati puntati 1,279 miliardi di euro. È una cifra poderosa, ma in calo dell'11% rispetto allo stesso periodo del 2011. Il calcioscommesse deprime le scommesse (lecite) sul calcio. Ed è l'intero comparto delle scommesse sportive che fa registrare un'evidente flessione: 1,433 miliardi raccolti, -9,42% rispetto ai primi quattro mesi dell'anno scorso.
Se si va in dettaglio sulle discipline, il calcio resta prepotentemente il gioco più puntato, ma fino al 2010 era sopra il 90% (92,29%), ora è un po' sotto (89,15%).La poca credibilità del nostro football è una prima risposta a questa decrescita, poi c'è la crisi economica che non mostra luci in fondo.
Se il calcio declina – -11 per cento anno su anno, abbiamo visto – il resto dello sport crolla. La spesa in termini di scommesse generali è in calo rispetto ad aprile 2011 del 29,1%. Nei primi quattro mesi del 2012 gli italiani hanno investito 1,443 miliardi con una spesa effettiva pari a 302,4 milioni di euro (1,131 miliardi sono stati restituiti sotto forma di vincite). E a leggere i dati dalle regioni si scopre un sinistro parallelo tra legale e illegale: in Campania il fatturato 2011 è stato superiore ai 536 milioni, in Lombardia pari a 372 milioni, nel Lazio 339 milioni. Quindi la Puglia, 246 milioni. Su questi quattro territori essenzialmente stanno indagando le tre procure del calcioscommesse (Cremona, Napoli e Bari).

Nel 2011 le scommesse autorizzate hanno registrato il primo calo, dopo anni di costante crescita e consolidamento. Nel 2012, per le molte ragioni che abbiamo visto, sono andate in picchiata. Sul fronte del gioco regolare ma non regolarizzato la "sentenza Stanley" (la concessione europea che consente a un provider registrato a Malta di aprire corner telematici in Italia senza chiedere permesso ai nostri Monopoli né pagare tasse da noi) ha reso il sistema delle scommesse una babele: chi non paga tasse, è ovvio, può offrire quote più alte. Di più. Il sommerso nelle puntate sul calcio è impressionante. 

Non è vero che la regolamentazione del gioco, la moltiplicazione dei premi e delle possibilità (gli "over" che stanno alla base degli ultimi scandali), abbiano fatto emergere scommettitori e giocate. Seguendo dati resi pubblici dalla Fifa, il 70% delle puntate sportive in Italia passa ancora attraverso bookmaker non registrati. Se il circuito legale genera un volume d'affari intorno ai4 miliardi di euro l'anno, il movimento complessivo è di 12 miliardi, tre volte tanto. Esiste una ramificata rete di allibratori clandestini che si muove tra gli ippodromi e le vicinanze delle sale corse, di bookmaker non autorizzati che agganciano gli scommettitori via web fornendo quote più accattivanti e rialzate. 

Nel dossier "Azzardopoli" di Libera, presentato a gennaio, emerge poi come il gioco illegale in mano alle organizzazioni criminali valga 10 miliardi e coinvolga 41 clan tra mafia, camorra e 'ndrangheta. Ecco, il gioco (lecito) tira ancora in Italia, produce introiti soprattutto per i grandi concessionari e l'Erario, ma nelle ultime due stagioni non ha premiato le scommesse classiche, quelle nelle agenzie e nei corner. È cresciuto l'online, il 31 per cento delle scommesse ormai viaggia in digitale, ma è scesa la frequentazione del punto pubblico. Gli italiani sempre più si affidano alle giocate di fortuna pura (videolotteries e slot machine d'ultima generazione) perdendo il gusto per la conoscenza e la previsione. Sale, in controtendenza, il poker online, gioco pur sempre di abilità. A fronte di un mercato globale che ha chiuso il 2011 toccando i 79,9 miliardi di raccolta, primato di sempre, le puntate sulle partite di calcio, di basket, di volley hanno subito una forte erosione da parte dei giochi concorrenti. È stata la stessa industria del gaming nazionale a cambiare strategie e a marginalizzare nel tempo la scommessa sportiva. 

L'industria si è rivolta a mercati più redditizi, meno soggetti a condizionamenti. Sale bingo, schedine del Superenalotto, lotterie istantanee, Win for Life, room dedicate a videolotteries e slot machine, poker cash e in formula torneo, rosso e nero sul computer, black jack con un croupier che interagisce attraverso la tv. È come se il Paese intero, lasciando vecchi e più recenti "picchetti", si fosse trasformato alla velocità dell'espansione della cultura internet in una gigantesca casa da gioco. Grande come uno schermo. Ed è solo l'inizio. Gli esperti di marketing, gli ingegneri informatici, i disegnatori grafici stanno lavorando sulle applicazioni per smartphone e tablet. Con il cellulare puoi chiamare, mandare una mail e puntare sulla partita che si giocherà entro dieci minuti.

La ricerca di nuove idee, o di idee scopiazzate dagli altri Paesi, per portare soldi allo Stato resta alta. Alla fine dell'anno nascerà la Borsa delle scommesse, il "Betting exchange". Utilizzando una piattaforma digitale gli scommettitori potranno scegliere se piazzare una puntata o diventare loro stessi bookmakers presentando in prima persona una quota sul match. Si sottoporranno a un nuovo rischio e dovranno prendere confidenza con la variazione dei flussi, l'analisi dei grafici, le operazioni di ricopertura, questioni finora riservate alle operazioni finanziarie. La scommessa minima sarà fissata a 50 centesimi, la vincita massima sarà a quota 10 mila euro. «Il Betting exchange è uno strumento fondamentale per evidenziare eventuali anomalie nei flussi di gioco», spiega Massimiliano Bancora, amministratore delegato di Betfair Italia, azienda leader mondiale in questa particolare puntata. «Abbiamo contratto accordi ufficiali con cinquanta federazioni sportive europee mondiali. Fifa e Comitato olimpico controlleranno costantemente il fenomeno del gioco illegale e noi potremo collaborare più strettamente con le procure italiane segnalando con tempestività problemi rilevati nel flusso delle scommesse». Il Betting Exchange, la Borsa, ci farà somigliare sempre più agli scommettitori anglosassoni.

La direzione di marcia è quella: giocate su tutto.

Dall'Unione europea è appena arrivata l'autorizzazione alle scommesse virtuali: partite generate dal computer, corse di cani o di cavalli lunghe due minuti. Anche cinquecento eventi al giorno. Un euro per giocare, vincita fino al 90 per cento e, al massimo, di 10 mila euro. Ancora, entro tre mesi Bruxelles potrebbe dare il via alle scommesse sullo spettacolo e il costume, sul gossip. Oggi esistono alcune finestre extra-sportive dettate dai Monopoli di Stato: il Festival di Sanremo, le elezioni americane. Dal prossimo autunno il puntatore potrà personalizzare il suo palinsesto quotidiano.

Le ultime tre settimane di giugno saranno decisive per i fatturati annuali delle aziende di betting, gli Europei di calcio in Ucraina e Polonia. Si parte dall'ultimo primato per cercare di superarlo: 211.075.301 euro giocati in Italia nel 2008 sulla manifestazione continentale che si disputò in Austria e Svizzera. 

Nell'attesa l'Assosnai, sindacato che cura gli interessi dei piccoli e medi operatori, denuncia la liquefazione del punto scommessa italiano, l'altra faccia del virtuale che avanza, del gioco solitario e notturno. «Siamo stretti tra una concorrenza non regolamentata sempre più aggressiva e i troppi oneri richiesti», dice il presidente Francesco Ginestra. «Entro l'autunno due terzi delle nostre agenzie chiuderanno». Sono lavoro per 13 mila persone, indotto compreso.