SOLE 24 ORE – Bwin e Obiettivo 2016 puntano al 15% del mercato italiano delle scommesse

SOLE 24 ORE – Bwin e Obiettivo 2016 puntano al 15% del mercato italiano delle scommesse

Bwin e Obiettivo 2016 puntano al 15% del mercato italiano delle scommesse

Il colosso delle scommesse on line “Bwin” sbarca sulla terra e sceglie l'Italia. E con il partener “Obiettivo 2016”, azienda fondata da professionisti delle scommesse in Italia, prova a “fare rete” per conquistare il 15% del mercato italiano fisico del betting. L'obiettivo del nuovo progetto presentato a Roma da “Obiettivo 2016” e “Bwin” è raccogliere una fetta importante di tutte le scommesse sportive, ippiche e virtuali effettuate in Italia: in particolare, il 10% di quanto si scommette nelle agenzie e dal 10 al 20% nei corner di gioco, anche attraverso accordi con catene di distribuzione con immagine e valori coerenti>>, ha spiegato Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016.

Scommesse: incassi per 3,7 miliardi nei primi sei mesi 2015 

Nei primi sei mesi del 2015 scommesse sportive, ippiche e virtuali hanno totalizzato incassi – tra fisico e online – per 3,7 miliardi di euro. La proiezione per fine anno è dunque intorno ai 7,4 miliardi di euro: con una partnership già a regime il target di bwin-Obiettivo 2016 sarebbe un turnover da 1,1 miliardi di euro. Entro settembre o ottobre, ha poi aggiunto Ughi, «sarà presentato anche il suffisso marchio ed entro fine dell'anno arriveranno i punti sul territorio». La partnership con Obiettivo 2016 era un'opportunità da cogliere al volo «perché nella nostra storia non avevamo mai utilizzato il marchio per avvicinarci alla rete fisica», ha aggiunto Antonio Costanzo di Bwin che ha voluto comunque precisare che così la «società non tradisce le sue origini, ma utilizza un percorso complementare» con un partener qualificato.

Nel 2016 nuova assegnazione dei diritti di gioco sulle scommesse 

Il nuovo progetto nasce dunque anche in funzione della nuova assegnazione dei diritti di gioco sulle scommesse che i Monopoli dovranno mettere a gara nel 2016. E quel 15% di mercato che Bwin e Obiettivo 2016 si sono posti va tradotto in circa 400-500 negozi e circa 300 corner. «Da qui al 2025 ci aspettiamo un mercato sostanzialmente stabile nei volumi di spesa dei giocatori», ha evidenziato Guido Marino, amministratore unico Mag Consulenti Associati. Nei primi sei mesi del 2015 la spesa degli scommettitori – includendo le puntate sullo sport, quelle sull'ippica e quelle virtuali – è stata di oltre 614 milioni di euro, con oltre 138 milioni spesi online.

Il codice dei giochi resta una priorità 

Ma il successo di questi progetti e relativi investimenti non può più prescindere dalla certezza delle regole. «Il codice dei giochi resta una priorità, il riordino giochi è stato bloccato dall'opinione pubblica e lo Stato deve tornare a fare le regole», ha ricordato Ughi. Un riordino che dovrà seguire almeno due direttrice: prendere atto degli errori fatti nel passato e che hanno consentito a molti operatori transfrontalieri di vedersi riconoscere dai giudici comunitari il diritto al gioco anche in assenza di regolare concessione avviando di fatto una rete di gioco parallela a quella autorizzata da Aams (6.000 punti di trasmissione dati di cui solo 2.100 hanno aderito alla sanatoria prevista dall'ultima stabilità); riconoscere a comuni e regioni il loro diritto a “difendersi” sul settore del gioco senza che lo Stato rinunci alla riserva statale. Al contrario si potrebbe sfruttare la leva del “conflitto di interessi” da parte dei Comuni «prevedendo, ha spiegato Ughi, che il titolo abilitativo all'esercizio delle scommesse finisca direttamente nelle casse dei Comuni, i quali a questo punto avrebbero tutto l'interesse a controllare il territorio per tutelare i loro incassi, e lasciando allo Stato l'intera imposta unica pagata sul consumo».

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Rassegna Stampa: GINESTRA: «È ORA DI DIRE BASTA. SIAMO ALLO STREMO» – Intervista su Il Sole 24 ore

Al linck che segue è consultabile l'intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 ore al Presidente AGìSCO dott.Francesco Ginestra

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-02-26/ginestra-e-ora-dire-basta-siamo-stremo-085932.shtml?uuid=ABquLGz&fromSearch

di seguito copia del testo
Ginestra: «È ora di dire basta. Siamo allo stremo»

Tremila negozi e 25mila posti di lavoro in meno. Questi i rischi provocati dalla crisi che colpisce le piccole e medie imprese del gioco legale, ovvero la rete capillare di agenzie, dotate di regolare licenza, che si occupano di scommesse in Italia. La denuncia arriva da Agisco (Associazione giochi e scommesse), il nuovo nome della rappresentanza di questi operatori, prima nota come Assosnai. E nel mirino del presidente Francesco Ginestra, già vicepresidente di Snai (e attualmente presidente anche di Snai Servizi), ci sono, in particolar modo, gli operatori esteri che – spiega Ginestra – versando imposte in altri Paesi (con regimi fiscali più vantaggiosi) riescono a pagare premi migliori, pur non avendo una licenza italiana per raccogliere scommesse.

«La normativa esiste, ci vuole la volontà di applicare le regole per fermare la concorrenza sleale: chi gioca 10 euro da noi ne vince 18, da loro 22 per la differente imposizione fiscale», spiega, sottolineando come gli obblighi cui devono sottostare le agenzie italiane (oltre all'ottenimento della licenza ci sono le imposte sull'ammontare delle giocate e il rispetto della normativa antiriciclaggio, con l'identificazione della clientela e l'inoltro delle segnalazioni sospette) non permettono di competere ad armi pari. Con il rischio di veder soccombere un presidio contro l'illegalità. 

I dati di Agisco parlano di 3mila negozi di scommesse autorizzati in Italia con concessioni dello Stato e oltre 4.500 negozi di scommesse collegati a operatori esteri privi di concessione italiana che però raccolgono ugualmente scommesse sul territorio italiano. A questi si aggiungono poco più di trenta concessionari autorizzati per raccogliere gioco via internet e centinaia di siti ".com" collegati a operatori senza concessione. «Noi, in prima linea, rischiamo di perdere, e in molti casi abbiamo perso, la possibilità di svolgere onestamente il nostro lavoro. In seconda linea, l'opportunità di contribuire alla soluzione della crisi attraverso il nostro dovere di cittadini prima e imprenditori poi: il pagamento delle tasse. In terza linea, chi ha costruito una rete legale affinché vi fosse un contributo erariale importante, se non imponente, rischia di vedere vanificato lo sforzo di decenni e l'implosione di una cassaforte certa per le casse del nostro Paese», afferma il presidente di Agisco spiegando che «punti non autorizzati valgono almeno 100 milioni di euro in meno per l'erario».

La rilevanza del fenomeno sembra emergere – almeno in parte – anche dai controlli della Guardia di Finanza. Nel 2013, le Fiamme Gialle hanno passato al setaccio 2.035 centri di trasmissione dati (un 30% in più rispetto al 2012), collegati a bookmaker che non hanno una concessione in Italia; e le rilevazioni parlano di 6,6 milioni di imposta unica evasa, con una crescita del 240% rispetto al 2012. Ma non ci sono solo gli operatori senza licenza. In agguato, dietro la rete delle Pmi del gioco legale, c'è tutto il business dell'illegalità che è fortissimo e minaccia di acquistare forza man mano che le agenzie con regolare concessione presenti sul territorio si indeboliscono.

Stretta in questa morsa Agisco vuol far sentire la propria voce. La rete di Pmi del gioco legale si è spinta fino a dichiarare illegittime le somme pretese da Adm (l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) a titolo di imposta unica sui giochi e ne rivendica l'immediata restituzione. Una mossa estrema che nasconde la speranza di forzare la mano, per arrivare a un'azione davvero incisiva almeno contro il proliferare degli operatori esteri privi di licenza: «Sono 13 anni che questo fenomeno è presente in Italia e si allarga sempre di più – conclude Ginestra – ma oggi che siamo anche stati superati come numero, dobbiamo dire basta. Siamo allo stremo».

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NON FACCIAMO GIOCHI (ILLEGALI) – Articolo de Il Sole 24 ore

Nel link che segue è consultabile l'articolo in oggetto, che si riproduce di seguito.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-02-26/non-facciamo-giochi-illegali-090533.shtml?uuid=ABerXGz

Non facciamo giochi (illegali)

di Marco Mobili26 febbraio 2014

Tra lotta alle ludopatie da una parte e difesa del gettito erariale dall'altra, a far saltare il banco nel gioco pubblico è sempre più spesso l'illegalità. Stando ai numeri degli ultimi anni certificati anche dalla Guardia di Finanza emerge che dei 175 miliardi messi in moto dall'economia illegale ben 23 miliardi sono riferiti al giro d'affari dei giochi illegali. E se si sposta l'attenzione alle nuove tecnologie e all'economia illegale che corre sul web, dei 5 miliardi del giro d'affari online circa 1,5 miliardi sono la quota parte dei giochi gestiti illegalmente. Per gli operatori l'illegalità assorbe il 25% del mercato. Non solo. La cifra lorda movimentata sui tavoli illegali e virtuali dagli italiani, stando agli ultimi numeri dell'advisor londinese Ficom anticipati da Agipronews, nel 2013 ha toccato almeno i 10 miliardi di euro (+7% sul 2012).

Un mercato illegale del gaming che scommette e vince anche sulle contraddizioni che negli ultimi anni accompagnano il mondo dei giochi. Sempre più spesso, si chiede ai Governi di turno di combattere la piaga delle ludopatie da gioco aumentando l'imposizione. Per poi contemporaneamente proporre di far cassa aumentando il prelievo sui giochi e confidando nel fatto che la corsa al gioco non cessi anzi, al contrario, aumenti. Gli esempi recenti non mancano. La levata di scudi del Senato (dalla maggioranza alle opposizioni e dello stesso sindaco di Firenze, ora premier), contro l'emendamento del Governo al Dl Salva Roma che riduceva i trasferimenti agli enti locali che combattono la dipendenza da giochi, strideva con la richiesta giunta nelle stesse ore dai sindaci emiliani di far cassa aumentando il prelievo sulle new slot per non far pagare la mini-Imu e dunque sperando di recuperare le risorse necessarie dalla passione (malattia) da gioco.

Le contraddizioni che accompagnano la regolamentazione dei giochi sono anche extraparlmentari ed extragovernative. Un esempio delle ultime ore è quanto accaduto con l'accordo tra un club di serie A (Sampdoria) e Federbet che offre servizi di monitoraggio sui flussi anomali di scommesse. E ancora l'altro accordo siglato tra Federbet e il Torneo di Viareggio riservato alle squadre primavera. Un percorso virtuoso che mira a proteggere il calcio dei talenti in erba dal rischio di frodi e "totoscommesse". Nulla di strano, se non fosse per un particolare, hanno fatto notare da Confindustria giochi-Sistema Gioco Italia che riunisce le maggiori aziende del gioco legale in Italia: Federbet a oggi non ha titolo per fornire servizi antifrode al calcio italiano. A Federbet aderiscono aziende che operano in Italia «senza concessione dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli cosa che rende tali operatori del tutto non idonei ad operare come consulenti nei servizi antifrode in ambito sportivo», hanno sottolineato da Confindustria gioco Italia all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

L'ennesimo pasticcio all'italiana che imporrebbe a tutti gli attori, dall'ente regolatore in testa ai concessionari e agli operatori dell'intera filiera, così come dalle associazioni che tutelano i giocatori e combattono le ludopatie alle amministrazioni locali, di partecipare costruttivamente alla riforma dell'intero settore, magari seguendo i principi indicati nella delega fiscale che il Parlamento (salvo ripensamenti dell'ultima ora) si accinge a varare. A partire dal prelievo erariale unico sui singoli giochi per assicurare il riequilibrio del prelievo fiscale e armonizzare le percentuali di aggio o compenso riconosciute ai concessionari, ai gestori agli esercenti e la percentuale da restituire in vincite (payout). Il tutto guardando anche alla tenuta del gettito erariale, oggi intaccata dalle iniziative adottate in ordine sparso dagli enti locali per limitare il gioco legale, che apre la strada al giocatore per rivolgersi a quello illegale. C'è poi la certezza del diritto e la stabilità del sistema, altro punto di forza della delega fiscale. Principi che potrebbero aprire la strada anche al lancio delle slot di terza generazione (Awp) che offriranno più tecnologia di sicurezza anti frode. Un investimento di 1,2 miliardi nei prossimi 4 anni ma per il quale gli operatori sono pronti a partire solo a fronte di garanzie e di un impianto normativo e fiscale stabile del sistema e soprattutto uniforme su tutto il territorio.

A parlare sono i numeri della Guardia di Finanza nel bilancio sul contrasto al gioco illegale e all'evasione delle imposte da gioco. Il comparto del "gioco amministrato" è pari al 4% del Pil, con un giro d'affari registrato, nel 2012, di circa 90 miliardi ed entrate erariali attestate su oltre 8 miliardi, e di circa 85 miliardi nel 2013 (-4,34% sul 2012), con un gettito erariale comunque superiore dell'1,64% rispetto a quello di due anni fa. Il settore è sottoposto da qualche anno a un controllo specifico delle Fiamme Gialle per tutelare i "consumatori" e per difendere la fiscalità da gioco. Nel 2013 la Gdf ha effettuato oltre 9mila interventi, scoprendo violazioni in 3.500 casi a carico di 10mila responsabili e rilevando scommesse non assoggettate ad imposta per 123 milioni.

L'attività di controllo si sofferma in particolare su slot e video lottery e segue due distinte direttrici, in funzione degli illeciti che si vogliono contrastare. La prima, spiegano dal Comando generale, mira all'individuazione di forme di gioco irregolare, ossia alle raccolte non registrate nei contatori fiscali degli apparecchi, con la conseguente sottrazione di base imponibile ai fini del Preu (prelievo erariale unico) e delle imposte dirette. La seconda tipologia di interventi – quelli diretti nei confronti di soggetti che offrono gioco attraverso congegni vietati e completamente illegali – i più frequenti casi di alterazione/manomissione accertati dimostrano che generalmente il gioco non lecito viene inserito in videogiochi con vecchi mobili aventi diversi pulsanti di funzionamento e attivati con le più svariate modalità: a mezzo radiocomando, spesso in possesso dell'esercente, o attraverso una combinazione di tasti.

 

News: Sole 24 ore – Puntate legali, a rischio un mercato da sei miliardi

Il sole 24 ore –  Pag. 18 – mercoledì 30 maggio 2012

Puntate legali, a rischio un mercato da sei miliardi

Di: Marco Bellinazzo

La crisi di fiducia che monta nei confronti del mondo del calcio potrebbe mettere a repentaglio le entrate di un settore, quello delle scommesse sportive, che muove oltre sei miliardi di euro all’anno.

Tra gli operatori del betting sportivo (sono più di 8 mila i concessionari ufficiali e un migliaio almeno i "centri" non autorizzati),  pur estranei alle combine e agli illeciti svelati dalle inchieste della Procura di Cremona (e dalle altre che stanno indagando su scandali analoghi), è questa la  preoccupazione principale in questi giorni di bufera giudiziaria sul calcioscommesse. Non a caso, si fa notare, le puntate "sporche" transitavano su siti asiatici che sfuggono al controllo dei Monopoli di Stato.

A differenza che nel resto d’Europa, in Italia il sistema delle scommesse, liberalizzato dalla fine degli anni Novanta, è centralizzato e viene gestito, per quanto riguarda la definizione del palinsesto e la verifica della regolarità delle giocate, proprio dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli. Nel circuito "ufficiale" operano circa 8 mila titolari di concessioni rilasciare in due tranche: un migliaio bandite nel 1999(e in scadenza il prossimo 30 giugno) e 7mila messe al bando con il decreto Bersani del 2006.

Queste agenzie raccolgono giocate per circa quattro miliardi all’anno (oltre il90% relative a match di calcio), con vincite pari a tre miliardi e un incasso netto quindi di 911 milioni. Questo è stato il bilancio del 2011, mentre nel primo trimestre 2012 sono state fatte giocate per oltre un miliardo (si veda più nel dettaglio il grafico in alto).

Accanto alle agenzie "certificate" dai Monopoli ci sono però altri operatori, che già erano attivi nel 2006 ma che non hanno partecipato al bando Bersani. Parliamo di soggetti come Stanleybet e l’austriaca Goldbet che in virtù di licenze rilasciate dai rispettivi paesi operano in Italia non su internet (non essendo titolari di concessione i rispettivi siti non sono accessibili) ma attraverso Ctd (centri di trasmissione dati). Stanley, per esempio, ne ha 200, Goldbet circa 700. Questi Ctd, per i quali in mancanza della concessione dei Monopoli non è stata rilasciata una licenza di pubblica sicurezza, in pratica provvedono a raccogliere le proposte di scommesse per poi inviarle alla casa madre, con flussi stimati in almeno due miliardi di euro all’anno. I locali delle agenzie non autorizzate dai Monopoli vengono spesso posti sotto sequestro, con conseguente ricorso al Tar da parte dei titolari e instaurarsi di un contenzioso amministrativo e penale già sfociato in alcune decisioni della Corte di Giustizia Ue che ha censurato il regime italiano, giudicandolo lesivo della concorrenza e troppo protezionistico.

L’ultimo avvertimento dei giudici di Lussemburgo è arrivato il 16 febbraio scorso con la sentenza Costa-Cifone (cause riunite C-72/10eC-77/10)nella quale è stato "bacchettato" il decreto Bersani del 2006 (Dl 223) con il quale, nel tentativo di prevenire una condanna certa da parte dell’Europa (di lì a pochi mesi la sentenza Placanica del 2007 avrebbe dichiarato l’illegittimità del sistema italiano di affidamento delle concessioni che escludeva le società di capitali quotate), erano stati introdotti ulteriori paletti territoriali. I nuovi punti vendita, stabilisce infatti l’articolo 38 del Dl 223, devono rispettare una distanza minima da quelli già esistenti e non possono superare un certo numero massimo per comune. Questi limiti, come ha precisato la Corte Ue con la sentenza Costa-Cifone, non sono compatibili con il diritto comunitario. Con la conseguenza che il Governo italiano deve rivedere il modello di gestione del comparto. Un intervento profilato nel Decreto sulle semplificazioni fiscali che ha dato mandato ai Monopoli di mettere al bando, entro il 31 luglio 2012, ulteriori 2mila punti vendita (base d’asta 11mila euro) con l’obiettivo di riordinare il sistema e "sanare" la posizione degli operatori comunitari. A patto che gli italiani abbiano ancora voglia di scommettere sul pallone.


I due circuiti

Il circuito ufficiale 

Nel circuito "ufficiale" operano circa 8 mila titolari di concessioni rilasciate in due tranche: un migliaio bandite nel 1999 (e in scadenza il prossimo 30 giugno) e 7 mila messe al bando con il decreto Bersani del 2006.  Queste agenzie nel 2011 hanno raccolto puntate per circa quattro miliardi (oltre il 90% relative a match di calcio), con vincite pari a tre miliardi e un incasso netto quindi di 911 milioni. 

Il circuito non ufficiale

Accanto alle agenzie "certificate" dai Monopoli ci sono altri soggetti, come Stanleybet e Goldbet, che non essendo titolari di concessione operano in Italia in virtù di licenze rilasciate dai rispettivi paesi attraverso Ctd (centri di trasmissione dati)

Rassegna Stampa: Il Sole 24 ore “L’industria del gioco rischia di perdere 20 mila posti di lavoro”

Articolo pubblicato su IL SOLE 24 ORE di venerdì 19 maggio 2012

La crisi del gioco. L'allarme lanciato da Assosnai

L'industria delle scommesse rischia di perdere 20mila posti

Pesa la concorrenza dei concorsi con vincite immediate come  le New Slot e le Vlt o i Gratta&Vinci.

Laura Di Pillo – Marco Mobili

Altro che rose e fiori. L'industria del gioco perde i pezzi. A rischio 20 mila posti di lavoro e circa mille aziende. A lanciare l'allarme è Assosnai, l'associazione che  rappresenta gli operatori del settore delle scommesse (sia concessionari che gestori).Un settore, quello dci   giochi,   che   garantisce all'Erario incassi annui per circa 9 miliardi  e che comincia a mostrare segnali di difficoltà. Nel primo quadrimestre dell'anno le scommesse sportive secondo i dati di Agipronews sono calate del 9.5 %:per l'Erario 58,7 milioni di minori entrate rispetto allo stesso periododel2011. A pesare oltre alla crisi il cambiamento del portafoglio giochi che si è spostato sempre più su giochi con vincite immediate come le  New Slot e le Vlt o Gratta&Vinci, e la concorrenza sempre più pressante della rete non regolamentata su quella invece autorizzata dallo Stato (circa 2mila i punti scommesse). L’aumento di centri raccolta scommesse, legali ma privi di concessione dello Stato, (stimati dall’associazione in circa 7mila) hanno sottratto alla cosiddetta rete “Bersani” movimenti di gioco sempre più significativi, mettendola in ulteriore crisi “per via dello squilibrio della tassazione applicata unicamente agli operatori nazionali” sottolinea Francesco Ginestra presidente Assosnai. E anche la nuova gara prevista dal decreto sulle semplificazioni fiscali per allineare il sistema italiano alle recenti pronunce dei giudici comunitari , “non sembra fornire certezza agli operatori”. Soprattutto poi se “chi deve regolarizzarsi ha già fatto sapere che impugnerà la gara” ha sottolineato Ginestra.

Nel mirino dell’associazione la strategia del Governo e dell’amministrazione sui giochi, improntata principalmente a far cassa.

“Lo Stato –prosegue Ginestra- sta perseguendo una politica senza logica: da un lato l’espansione dell’offerta regolamentata che sta distruggendo la rete di raccolta stritolata dalla concorrenza degli altri giochi pubblici, dall’altro l’inefficace azione nei confronti degli operatori privi di concessione”. E i numeri della crisi che inizia ad avvolgere il settore diventano significativi. “tra 900 e 1.200 le agenzie a rischio chiusura – avverte Ginestra- 7mila i dipendenti diretti a rischio cassa integrazione, 13mila quelli dell’indotto”. Ma anche per lo Stato non si prospetta nulla di buono. Le entrate erariali a rischio sono circa 250 milioni dalle scommesse e 600 milioni raccolti nelle agenzie attraverso slot machine e videolotteries. “Senza una stabilizzazione dei punti vendita scommesse –prosegue Ginestra- rischiamo il collasso dei due terzi delle agenzie entro il 2012, decretando la fine della legalità, delle imprese, dell’occupazione e del gioco lecito”. Per l’associazione è cruciale il ruolo dello Strato. “In passato –spiega il presidente Assosnai -la regolamentazione del settore ha permesso l’emersione dell’illegalità di importanti risorse  e la canalizzazione del gioco in una rete controllata, ma adesso con l’offerta indiscriminata di giochi in locali non specialistici si sta alimentando il fenomeno della ludopatia, rischiando di restituire alla criminalità un mercato faticosamente costruito, poiché una rete così estesa è impossibile da controllare con efficacia”.